Informazioni turistiche sui Musei a Firenze

I Musei di Palazzo Pitti.
Sono cinque i percorsi espositivi allestiti nella grandiosa cornice di palazzo Pitti, la Galleria Palatina, gli Appartamenti Reali, la Galleria d'Arte moderna, il Museo degli Argenti e il Museo delle Carrozze, cui vanno aggiunti la Galleria del Costume e il Museo delle Porcellane, all'interno del giardino di Boboli.

Galleria Palatina.
È il migliore esempio giunto fino a noi delle quadrerie create dai principi dell'età barocca e illuministica. La galleria scaturì tra la fine dei '700 e i primi decenni dell'800, quando la parte del grande patrimonio artistico dei Medici che non aveva trovato posto agli Uffizi, accresciuta da ulteriori acquisizioni, venne traslocata a palazzo Pitti per renderla godibile al pubblico. L'allestimento attuale, risalente alla prima metà del XIX secolo, segue criteri non sistematici ma unicamente decorativi: i dipinti occupano le pareti in sapienti simmetrie, segnate soprattutto a celebrare le stupende cornici intagliate e dorate.
La storia delle collezioni.
Sono presenti 1500 dipinti costituenti il fondo originario dell'istituzione appartenevano alle collezioni personali dei vari membri della famiglia Medici e transitarono nel 1743 per volontà testamentaria dell'ultima dei Medici, Anna Maria Luisa - alla città di Firenze.
Compongono la raccolta veri capolavori della pittura italiana ed europea, soprattutto dei XVI e del XVII secolo. Oltre all'eccezionale nucleo di opere di Raffaello, di Andrea del Sarto e di Tiziano e cospicui esempi della scuola veneta del '500, alcuni noti dipinti di Caravaggio, di Rubens e di Van Dyck, opere di scuola olandese del XVII secolo.
Superato il vestibolo, si oltrepassano in sequenza la sala degli Staffieri, la galleria delle Statue e la sala di Castagnoli, da dove, a sinistra, si entra alla galleria vera e propria, le cui sale prendono il nome dagli affreschi che ornano le volte; le prime cinque furono dipinte da Pietro da Cortona.
Sala di Venere
Il primo ambiente ospita la statua della Venere italica di Antonio Canova e quattro capolavori di Tiziano: Il Concerto, opera giovanile, il ritratto di Giulio II, La Bella e il ritratto di Pietro Aretino. Accompagnano questi dipinti due grandiosi paesaggi di Rubens insieme a due marine di Salvator Rosa.
Sala di Apollo.
Una grande pala con la Sacra conversazione dei Rosso Fiorentino, ampliata nel '600 per essere preparata alla cornice barocca.
Campeggiano due noti dipinti di Tiziano: il Giovane inglese e la Maddalena, opera molto copiata. Appartengono alla scuola veneziana il sottile e sfumato ritratto di Vincenzo Zeno di Tintoretto, la tela di Dosso Dossi famoso come la Ninfa e il satiro.
La Risurrezione di Tabita del Guercino giovane e la Cleopatra, opera tarda di Guido Reni, sono due testi basilari della pittura bolognese del '600. L'arte fiamminga è raffigurata dal famoso doppio ritratto di Carlo I d'Inghilterra e di Enrichetta di Francia.
Sala di Marte.
Ospita due meraviglie di Rubens: Le conseguenze della guerra e i Quattro filosofi, opera eccezionalmente intensa e ricca di riferimenti letterarie e filosofiche. Accompagnano questi dipinti il ritratto del cardinale Bentivoglio di Van Dyck, quello di Ippolito de' Medici, opera di Tiziano e lo stupendo ritratto virile di Veronese.
Sala di Giove.
In origine sala del trono, ospita due capolavori: la Velata di Raffaello e le Tre età dell'uomo di Giorgione giovane.
Accanto, una nutrita selezione della pittura toscana della prima metà del '500, tra cui stacca il noto Compianto sul Cristo morto di fra' Bartolomeo.
Rilevanti, infine, il ritratto di Guidubaldo Della Rovere del Bronzino e la tavola delle Tre Parche già annoverata a Michelangelo e oggi di dubbia attribuzione.
Sala di Saturno.
Contiene un importante nucleo di opere di Raffaello, che permette di ripercorrere tutta la sua attività: dalla Madonna del Granduca che riadatta gli insegnamenti leonardeschi, ai ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, altrettanto innovativi sono la Madonna del Baldacchino e la Madonna della Seggiola.
Altre opere di pregevole importanza sono il Compianto su Cristo morto del Perugino e alcuni dipinti di Andrea del Sarto.
Sala dell'Iliade.
L'allestimento neoclassico dà rilievo ed esalta il ritratto di dama detta La Gravida, altra opera di Raffaello caratterizzata dai preziosi colori su uno sfondo nero di gusto fiammingo. Due opere di Andrea del Sarto, l'Assunta Passerini e l'Assunta Panciatichi, si fronteggiano su opposte pareti, certificando due fasi dello sviluppo dell'artista verso soluzioni prebarocche. Si segnalano anche il ritratto di Valdemaro Cristiano, principe di Danimarca e il Battesimo di Cristo di Veronese.
Sala dell'Educazione di Giove.
Nell'ambiente che costituiva la camera da letto del granduca risalta l'Amore dormiente di Caravaggio, il cui realismo dissacra, nel contrasto di luci e ombre, il soggetto classico di Cupido addormentato. Vicino è la sala della Stufa, che accoglieva le condutture per il riscaldamento della stanza granducale, con gli eccezionali affreschi delle Quattro età dell'uomo di Pietro da Cortona.
Sale di Ulisse e di Prometeo.
Spicca un'altra stupenda opera di Raffaello, la Madonna dell'impannata, realizzata durante il soggiorno romano, l'accompagna un capolavoro giovanile di Filippino Lippi.
È qui conservata l'opera più antica di tutta la galleria: il tondo Bartolini, con al centro la Madonna e il Bambino di Filippo Lippi, capolavoro della maturità dell'artista. In questo ambiente sono raggruppate le non molte pitture di Botticelli e della sua bottega. Un'intensa e plastica Sacra famiglia di Luca Signorelli è da paragonare con il tondo del Beccafumi che affronta con grandiosità lo stesso tema, immergendolo in un'atmosfera manieristica.
Sale della Giustizia, di Flora e dei Putti.
Attraversato il corridoio delle Colonne, comprendente opere di piccolo formato di scuola olandese e fiamminga dei secoli XVII e XVIII, si arriva alla sala della Giustizia, che accoglie principalmente pitture veneziane e venete del '500; apprezzabili il ritratto del Mosti, opera giovanile di Tiziano, dalle eccezionali tonalità dei grigi e dei bruni, e il ritratto di gentiluomo di Veronese.
Nella successiva sala di Flora sono mostrate opere del '500 fiorentino, tra cui spiccano le due storie di Giuseppe di Andrea del Sarto.
La sala dei Putti contiene opere fiamminghe e olandesi, comprese le Tre Grazie di Rubens e miniature ingrandite di Rachel Ruysch.
Quartiere dei Volterrano.
Ritornati nella sala di Prometeo, si oltrepassa la galleria del Poccetti, un tempo loggia aperta e oggi spazio espositivo di opere del ‘600, e la ulteriore sala della Musica o dei tamburi per la forma dei mobiletti neoclassici, per arrivare alla sala di Castagnola.
Sulla sinistra inizia il quartiere del Volterrano, dal soprannome di Baldassarre Franceschini, che dipinse la prima sala detta delle Allegorie. I quattro ambienti successivi, prospicienti il cortile dell'Ammannati, non fanno parte all'allestimento originario della galleria, ma vennero adoperati a partire dal 1928 per accogliere principalmente opere provenienti dalle soppressioni ottocentesche di chiese e conventi. La sala di Psiche, è totalmente offerta a Salvator Rosa.
Proseguendo attraverso il vestibolo e il bagno di Maria Luisa, si entra alla sala della Fama, con opere di artisti olandesi e fiamminghi.
Appartamenti Reali.
Sono un complesso di sale riccamente ornate e arredate, disposte al primo piano dell'ala destra di palazzo Pitti, che furono residenza ufficiale dei Medici e dei Lorena, e inoltre di Vittorio Emanuele Il nel periodo di Firenze capitale.
L'aspetto attuale degli ambienti, ristrutturati verso la fine del '900, va assegnato a Umberto e Margherita di Savoia, che riempirono le sale con mobili, quadri, arazzi e oggetti in gran parte originari dalle regge di Parma e di Lucca; nel 1912, con l'intero palazzo, transitarono allo Stato. Vi si svolgono solo visite guidate, che seguono un percorso soggetto a mutamenti.
Si inizia dalla sala Bianca, vasto ambiente così detto per la sua luminosità e la decorazione a stucchi dei fratelli Albertolli. Segue la sala di Bona, l'unico ambiente del primo '600 rimasto intatto, con affreschi di Bernardino Poccetti.
La successiva sequenza di sale costituiva l'appartamento, che riadatta gli insegnamenti leonardeschi, ai ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, che arrivano una tale forza psicologica e formale da essere valutati i prototipi del ritratto rinascimentale. Ugualmente innovativi sono la Madonna del Baldacchino incompiuta, il ritratto di Tommaso
Altre opere di rilevante interesse sono il Compianto su Cristo morto del Perugino, il Salvator Mundi di fra' Bartolomeo e due dipinti di Andrea del Sarto: la Disputa sulla Trinità e l'Annunciazione. Tornati alla sala dei Pappagalli, si passa nella cappella uno tra i pochi esempi di decorazione tardo-barocca a palazzo Fitti. Si prosegue nelle sale Celeste, del Trono e Verde, arredate con mobilia lorenese e sabauda e tappezzate con ricche stoffe. La visita termina nella sala delle Nicchie, di stile neoclassico.

Galleria d'Arte moderna.
Al secondo piano di palazzo Pitti, offre un panorama completo della pittura italiana dal neoclassicismo al '900, qualche importante scultura e alcune opere di artisti stranieri.
L'allestimento attuale, risalente al 1972¬79, prepara in sequenza cronologica e per gruppi tematici il materiale che va dall'epoca di Pietro Leopoldo fino alla prima guerra mondiale. Tra le opere più importanti, si ricordano Sansone e I due Foscari di Francesco Hayez, il ritratto di Diego Martelli di Federico Zando-meneghi, La visita alla balia di Silvestro Lega, la Leith di Telemaco Signorini e la considerevole collezione di dipinti di Giovanni Fattori, presente con un Autoritratto, II campo italiano dopo la battaglia di Magenta, La cu-gina Argia, lo staffato.

Museo degli Argenti.
Fondato nella seconda metà dell'800, è una ricca e diversificata raccolta di oggetti preziosi, pietre dure, cristalli, avori appartenuti ai granduchi di Toscana, preparata negli appartamenti estivi della corte medicea, con ingresso dal cortile del Buontalenti. Al piano terreno, il percorso museale inizia dalla sala li, che accoglie opere precedenti al principato, in particolare i vasi romani, sassanidi e veneziani della collezione di Lorenzo il Magnifico.
Tra i pezzi più importanti vanno ricordati un calice bizantino, una doppia coppa in ametista e una rara opera in porfido di Pier Maria Serbaldi da Pescia, detto il Tagliacarne. Dopo la sala III, con un bel rilievo ligneo sei-settecentesco, si torna indietro alla sala IV, detta di Giovanni da San Giovanni, il pittore che operò con aiuti la decorazione ad affresco.
Oltre la cappella (sala V) si accede all'appartamento del Granduca, con le tre sale prospicienti la piazza affrescate dai bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli.
Si notino nella sala VI lo stipo d'Alemagna e un inginocchiatoio, entrambi in ebano e pietre dure; nella sala VIII uno stipo e un reliquiario dei santi domenicani, ambedue di Giovanni Battista Foggini; nella sala IX stupendi vasi tedeschi in avorio tornito, un tavolo e uno stipo.
Nell'ambiente successivo (sala X) è presentato il primo avorio tornito a noi noto, una sfera con miniature misurata in un globo d'ebano, opera di Giovanni Antonio Maggiore di Milano. Dopo la sala delle ambre (XI), si accede alla sala XII, con una collezione di vasi e coppe in pietre dure e cristallo di rocca (XVI-XVII secolo) dalle fogge insolite e bizzarre, cui si accostano diversi oggetti di Caterina de' Medici.
Al mezzanino sono mostrati una ricca collezione di cammei e intagli (sala XIV), gioielli e preziosi ninnoli (sala XV), argenterie di uso liturgico (sala XVI) e da tavola (sala XVII), curiosi manufatti esotici (sala XIX), porcellane cinesi (sala XX) e giapponesi (sala XXI).

Galleria del Costume.
coglie una raccolta di abiti storici, che testimonia l'evolversi del costume femminile e maschile dagli inizi del '700 fino agli anni '20 del '900. L'esposizione, allestita con criteri formativi, viene sostituita ogni due anni, avvicendando pezzi simili e coevi.

Museo delle Porcellane.
Riunisce nel casino del Cavaliere le raccolte appartenute ai Medici e ai Lorena. La sala I accoglie porcellane della Real Fabbrica di Napoli e della manifattura Ginori di Doccia, in buona parte del '700, nonché porcellane francesi delle manifatture di Tournai, Vincennes, Parigi.
Nella sala Il è esposto un rilevante nucleo di porcellane viennesi, molte delle quali raccolte da Ferdinando III di Lorena. La sala III è in maggioranza dedicata alla manifattura di Meissen; tra i pezzi più antichi e preziosi figurano due zuccheriere a forma di tartaruga e una teiera a forma di gallina.

Foto di Firenze

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