Informazioni turistiche sulla Galleria degli Uffizi a Firenze

Galleria degli Uffizi

L'appassionata attività culturale nata intorno alla corte dei Medici ha lasciato in eredità a Firenze un eccezionale patrimonio di opere d'arte, ordinate in spazi espositivi di eccezionale valore storico-architettonico, che riproducono una tappa indispensabile di un viaggio in Europa. La visita dei maggiori musei fiorentini rappresenta anche un meraviglioso percorso attraverso la storia del collezionismo mediceo e lorenese.
Gli Uffizi sono il più antico museo dell'Europa moderna, contiene quasi 4000 pezzi che comprendono opere importantissimi e immortali della civiltà artistica dell'Occidente.
Il Museo nazionale del Bargello è tra le più rilevanti raccolte al mondo per la scultura rinascimentale. Tra le collezioni di Palazzo Pitti, la Galleria Palatina è esempio tra i più famosi di quadreria principesca d'età barocca e illuministica, mentre il Museo degli Argenti ricorda i gusti sfarzosi della corte fiorentina. Gli Uffizi e Palazzo Pitti richiedono, per una visita più di mezza giornata ciascuno; almeno due ore servono per osservare i capolavori presentati nel palazzo del Bargello.

Palazzo Vechhio

Galleria degli Uffizi

Strutturato nello stupendo palazzo degli Uffizi , è tra le maggiori raccolte al mondo per la pittura italiana ed europea, specificamente per i secoli dal XII al XVIII. Nel corso dei quattro secoli di vita ha subìto grandi cambiamenti.

Storia delle collezioni
Il nucleo originale della galleria si allargò, generazione dopo generazione, per il continuo interessamento dei Medici, che raccoglievano non solo opere d'arte ma anche armi, reperti naturalistici, oggetti di ambito scientifico e tecnico.
Nel 1631, in seguito al matrimonio di Ferdinando Il con la figlia dell'ultimo duca di Urbino, giunsero agli Uffizi dipinti di Piero della Francesca, Raffaello, Federico Barocci, Tiziano, le opere dei pittori veneti vi arrivarono grazie al cardinale Leopoldo che iniziò anche le collezioni di disegni, miniature e autoritratti.
Tra la fine del '600 e l'inizio del '700, Cosimo III aumentò la raccolta con quadri di fiamminghi e con l'acquisto a Roma di preziose statue, tra cui la famosa Venere dei Medici. Nel 1737 Anna Maria Luisa, ultima dei Medici, lasciò tutte le raccolte ai duchi di Lorena, a vincolo che stessero per sempre a Firenze, a disposizione del pubblico.
Tra il 1771 e il 1772 i Lorena diedero inizio alla riorganizzazione del materiale, concentrandosi sulla pittura, sulla scultura e sulle arti minori, staccando perciò le raccolte scientifiche e l'armeria. Gli Uffizi iniziarono ad assumere l'aspetto di oggi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, ma soltanto dai primi del '900, soprattutto in seguito all'allargamento delle sezioni dedicate al '300 e al '400, si avviarono a divenire un'esposizione cronologicamente completa della grande pittura italiana.

Loggiato est
Al piano terreno, negli ambienti ottenuti nella chiesa di S. Pier Scheraggio, assorbita da Vasari nel palazzo, sono presentate la serie di affreschi staccati degli Uomini famosi di Andrea del Castagno provenienti dalla villa Carducci-Pandolfini a Legnaia, e Annunciazione di Sandro Botticelli, staccata dalla chiesa di S. Martino alla Scala.
Lo scalone vasariano porta al primo piano, dove un tempo era il teatro Mediceo. Qui è collocato il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, straordinaria raccolta grafica di oltre 100 mila fogli dal XIV al XX secolo. Proseguendo per lo scalone si arriva al secondo piano, dove si schiudono due vestiboli, che fanno entrare nella Galleria e che accolgono una raccolta di busti granducali e statue romane.

Collezione di scultura antica.
Sono collocate in gran parte nei tre corridoi, simili ai tre corpi del palazzo decorati, secondo una disposizione il più possibile fedele a quella settecentesca. L'ampia raccolta di sculture romane o copie romane di originali greci, annovera pezzi di grande valore, in parte modificati e talvolta in parte riedificati nel rinascimento, che hanno realizzato fino all'800 parte essenziale della Galleria. Notevoli nel primo corridoio Ercole col Centauro e un sarcofago romano con rappresentazione del Mito di Fedra e Ippolito; nel secondo corridoio spiccano una testa di gigante morente, lo Spinario su modello tardo ellenistico, nel terzo corridoio si indicano due statue di Marsia, Venere celeste e un busto dì Fanciullo. Tornati all'inizio del primo corridoio, si trova la sala I, dedicata ad antichità romane tra le quali si distinguono tre copie del Doriforo di Policleto, il torso Goddi da un originale del I secolo a.C.

I maestri del Duecento e Giotto.
La Galleria vera e propria inizia con la grande sezione intitolata alla pittura toscana dal '200 al '400 (sale 2-15), ordinata cronologicamente.
Tra le opere più rilevanti sono la Madonna Rucellai, opera del senese Duccio di Buoninsegna (1285), Maestà di S. Trìnita, dipinta verso la fine del XIII secolo dal fiorentino Cimabue, Madonna d'Ognissanti di Giotto (c. 1310).

Il Trecento senese.
Il discorso aperto dai grandi capiscuola prosegue coi gli autori del '300 senese (sala 3): Simone Martini e i due Lorenzetti Ambrogio e Pietro. Di Simone Martini esposta l'Annunciazione (1333).
I Lorenzetti, più vicini alla emotività giottesca, sono presenti con storie di S. Nicola, Madonna coi Ss. Nicola e Procolo e Presentazione al tempio, opere di Ambrogio, e con Madonna in gloria e la pala della Beata Umiltà.

Il Trecento fiorentino
La bottega di Giotto (sala 4) domina a Firenze nel '300, l'opera più rilevante qui esposta è la Deposizione dalla Croce di Giottino, nome fittizio di un pittore fiorentino attivo nel secondo Trecento. La circondano dipinti di Bernardo Daddi, dì Taddeo Gaddi, dei fratelli Nardo, Andrea e Jacopo di Cione, di Giovanni da Milano.

II gotico internazionale.
La stagione del gotico internazionale (sala 5-6), attestatosi in Toscana tra la fine del '300 e i primi del '400, trova il suo più elegante interprete in Lorenzo Monaco; vicino all'Incoronazione della Vergine è qui esposta l'Adorazione dei Magi, da confrontare con lo stesso tema affrontato l'anno dopo da Gentile da Fabriano in un'Adorazione dei Magi che è il trionfo del gotico profano e naturalistico.

Primo rinascimento.
L'ambiente successivo (sala 7), pieno di capolavori, è intitolato agli esordi del rinascimento toscano. Si inizia con Masaccio, che compie in pittura quel rinnovamento che Donatello e Brunelleschi portano relativamente a nella scultura e nell'architettura: nella Madonna col Bambino e S. Anna, conseguita intorno al 1424 con Masolino, sua è la Vergine, solenne e corporea.
Beato Angelico nell'Incoronazione della Vergine, pur nella profusione gotica dell'oro, mostra la nuova sensibilità nell'attenzione alla prospettiva dei cori angelici. Spicca poi la Battaglia di San Romano, dipinta da Paolo Uccello alla fine degli anni '30.
Domenico Veneziano è presente con la Madonna, il Bambino e santi (c. 1445), sacra conversazione inserita in una prospettiva realistica.

I Lippi e Pollaiolo.
Le due sale successive accolgono Filippo Lippi con il figlio Filippino e Antonio Pollaiolo, i cui lavori mostrano una sempre più raffinata eleganza anticipatrice di Botticelli. Nella sala 8, notare l'incoronazione della Vergine di Filippo Lippi (1441-47), l'elegante Madonna col Bambino e angeli (c. 1465) e due Adorazioni del Bambino. Di Filippino, particolarmente belle la pala degli Otto (1486) e Adorazione dei Magi (1496). I temi tipici di Antonio Pollaiolo (sala 9) sono il corpo in movimento (come nelle Fatiche di Ercole) o i ritratti.

Modelli fiamminghi
Nella grande sala 10-14 compare Hugo van der Goes con l'importantissimo trittico Portinari (c. 1475), ordinato da un agente dei Medici a Bruges. Quando l'opera arrivò a Firenze, consolidò energicamente l'influenza dell'arte fiamminga in Toscana: colpirono principalmente le sue capacità descrittive che influenzarono, per esempio, l'Adorazione dei pastori di Domenico Ghirlandaio.

Sandro Botticelli.
Personaggio principale della sala è però Sandro Botticelli. Se la giovanile Madonna e santi mostra la sua dipendenza dal Lippi, il ritratto d'uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio.
Pallade e il Centauro è la prima delle "mitologie", cioè delle allegorie d'ispirazione neoplatonica, che vennero pitturate ne primi anni '80 per Lorenzo de' Medici, segue la celeberrime Primavera, la Nascita di Venere personifica il nasce re della vera bellezza per opera dello Spirito.

Leonardo.
La sala 15 gravita intorno a due capolavori di Leonardo: la giovanile Annunciazione, dipinta quando l'artista aveva appena 20 anni, e l'incompiuta Adorazione dei Magi, in cui l'artista rinuncia agli elementi tradizionali per concentrarsi sulla Madonna e sul Bambino, isolati al centro. Fanno contorno opere del Verrocchio come il Battesimo di Cristo, del Perugino, Signorelli, di Piero di Cosimo e di Lorenzo di Credi.
Nella piccola sala 16, un tempo loggia, è esposta la Deposizione nel sepolcro di Rogier van der Weyden.

Tribuna.
Questa saletta ottagonale (sala 18) è la più antica della galleria, conseguita da Francesco I nel 1584 per sistemarvi le collezioni archeologiche. Era in passato famosa perché veniva riservata ai pezzi più rilevanti e amati delle collezioni medicee. Oggi è l'unica a mantenere e sviluppare il tema originale degli Uffizi, cioè il paragone tra gli antichi (le statue) e i moderni (i quadri). Attorno al bellissimo tavolo intarsiato in pietre dure vennero infatti ordinate alcune famose sculture: il Fauno danzante copia greca del III secolo a.C., i plastici Lottatori copia d'età imperiale, l'ammirata Venere dei Medici originale del I secolo a.C.
I pittori appartengono invece al '500 fiorentino. Alle pareti sono opere di Vasari, Bronzino, Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto.

Luca Signorelli e il Perugino.
La sala 19 gravita attorno ai quadri di Luca Signorelli e del Perugino. Del primo sono qui esposte una Madonna col Bambino e una Sacra famiglia, documentata principalmente l'attività di ritrattista, con i Monaci di profilo, il ritratto di Francesco delle Opere e il ritratto di giovane.

Albrecht Diirer.
Nella sala 20 sono esposti rilevanti esempi della pittura tedesca tra '400 e '500: si tratta principalmente di opere di Albrecht Dùrer, che testimoniano da un lato la sua capacità, di derivazione nordica, di rendere la realtà concreta, dall'altro il suo debito verso la pittura italiana. Bellini e Giorgione
La sala 21 riassume la pittura veneta della seconda metà del '400, i cui gli interpreti maggiori sono Giovanni Bellini e Giorgione. Del primo è da notare il Compianto su Cristo morto ma soprattutto la dotta e arcana Allegoria sacra.
Giorgione, nei giovanili Giudizio di Mosè e Giudizio di Salomone, altri pittori rappresentati nella sala sono Bartolomeo Vivarini, Cosmè Tura, Cima da Conegliano e Vittore Carpaccio.

Arte tedesca.
Nella sala 22 si ritorna alla cultura nordica e fiamminga con Albrecht Altdorfer e i ritratti di Hans Holbein il Giovane.
Importante anche la presenza, tra i fiamminghi, di Hans Memling, che da un lato dialoga con gli artisti italiani e dall'altro sviluppa il ritratto fiammingo all'aperto.

Mantegna e la pittura lombarda ed emiliana
Andrea Mantegna, pittore di corte a Mantova dal 1460, è il progenitore del rinascimento nell'Italia settentrionale. È il protagonista della sala 23, che ne illustra la produzione tra il '400 e il '500. Tra le sue opere più significative, la Madonna delle Cave e un trittico (Ascensione, Adorazione dei Magi, Circoncisione) proveniente dal Palazzo Ducale della città dei Gonzaga.
Del tutto diversa appare la pittura del Correggio, come testimoniano il Riposo durante la fuga in Egitto con S. Francesco e la Madonna in adorazione.

Michelangelo e la pittura fiorentina del primo '500.
Attraversato il secondo corridoio, il percorso museale riprende nel terzo con un gruppo di sale (25-27) dedicate al Cinquecento fiorentino. Nella sala 25, appaiono fondamentalmente legati alla tradizione fra' Bartolomeo e Mariotto Albertinelli e risulta perciò forte il contrasto con l'opera che è un esemplare del manierismo, il tondo Doni di Michelangelo. Dipinto nel 1504 rappresenta in modo in ogni caso non convenzionale la sacra famiglia. Da segnalare anche l'inquietante Solomè dello spagnolo Alonso Berruguete.

Raffaello.
Quasi contemporanei al tondo Doni sono i primi lavori di Raffaello esposti nella sala 26: si tratta dei ritratti dei duchi urbinati Elisabetta Gonzaga e Guiduboldo da Monte feltro, e di Francesco Maria della Rovere.
Del periodo romano del pittore è l'importante ritratto di Leone X, dove Raffaello rivela un pieno possesso del colore e un grande perfezione nei dettagli. Accanto a questi capolavori è esposta la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto: la sua pittura dolce e insigne è dimostrata anche nella palo Vallombrosana e nel S. Jacopo.

Il manierismo
Opere di due grandi esponenti del Cinquecento, Pontormo e Rosso Fiorentino, si trovano nella sala 27: da osservare, del primo, la Cena in Emmaus, mentre del secondo sono esposte, tra l'altro, Madonna col Bambino e santi e Mosè che difende le figlie di Jetro. Interessanti appaiono anche i lavori del Bronzino come Cristo morto con la Madonna e Maddalena e Sacra famiglia Panciatichi.

Tiziano.
L'ambiente successivo (sala 28) è offerto al maestro veneto, di cui è proposta una grande antologia di ritratti, da quello del Cavaliere di Malta, a quelli di Francesco Maria della Rovere ed Eleonora Gonzaga, duchi d'Urbino, fino al ritratto di Lodovico Beccodelli.
Alla famosa Venere d'Urbino, in cui l'artista mette a frutto la lezione di Giorgione, Bellini e Carpaccio, si affiancano Flora e Venere con Cupido; degno di nota anche la Sacra famiglia con S. Giovannini e Maddalena di Palma il Vecchio.

Parmigianino e Dosso Dossi.
Le sa le 29-31 accolgono artisti cinquecentesche dell'Italia centrale e della regione emiliano ferrarese. Stacca su tutti, nel primo ambiente, il Parmigianino, con una Madonna col Bambino e santi e principalmente con la famosa Madonna dal collo lungo, rimasta incompiuta.
Lo conducono opere del ligure Luca Cambiaso e del Mazzolino, dell'artista Dosso Dossi (sala 31), notare soprattutto la Vergine in gloria e i Ss. Giovanni Battista ed evangelista e la grottesca Stregoneria.

Il Cinquecento veneto
I nuclei espositivi di questa sezione (sale 32-35) si organizzano attorno alle figure di Sebastiano del Piombo e Lorenzo Lotto (sala 32), Paolo Veronese (sala 34) e Tintoretto (sala 35). Del primo si segnalano un ritratto di donna e la Morte di Adone, mentre Lorenzo Lotto è autore di Susanna e i vecchioni (1517).
Si prosegue con la sala dove si trovano le opere del Veronese (sala 34). Tra le sue opere sporge una manieristica Sacra famiglia e Trasfigurazione del bresciano Giovan Girolamo Savoldo e il ritratto di Ignoto con libro del bergamasco Giovanni Battista Moroni.
Nella sala 35, vicino ad alcuni dipinti di Jacopo Bassano, si trovano diverse opere di Tintoretto: ritratti, soggetti mitologici e temi sacri.

Rubens e Velàzquez.
Il percorso museale prosegue, dopo il vestibolo d'uscita, con artisti italiani e stranieri del '600 e dei '700. La sala 41 è dedicata principalmente a Rubens, anticipatore del barocco. Sue sono le grandi tele della Battaglia d'Ivry e dell'Ingresso di Enrico IV a Parigi.
Accanto a questi dipinti di grande impegno sono esposti, sempre di Rubens, l'autoritratto e il ritratto della moglie Isabella Brandt.
Sala della Niobe.
L'ultimo ambiente "storico" della galleria, la sala 42, sospende la sequenza cronologica dell'esposizione pittorica: accoglie infatti il gruppo dei Niobìdi, copie romane da originali ellenistici. Le statue sono ispirate al mito di Niobe.
Le sculture vennero alla luce nel 1583 a Roma: trasferite nel parco di villa Medici, vi rimasero fin quando non venne appositamente allestita la sala (1781). Rilevante anche il cratere neoattico del I secolo d.C.

Caravaggio.
È il protagonista della sala 43, intitolata alla pittura del primo '600 a Roma. Il suo Bacco mira alla pura verità descrittiva e cosi pure la Medusa, in realtà uno scudo da torneo, di cui colpisce la cruda violenza, altrettanto incisivo appare il Sacrificio d'Isacco, per il quale Caravaggio usa lo stesso modello della Medusa.

Rembrandt
Tra i dipinti olandesi del '600 esposti nella sala 44, i più importanti appaiono due autoritratti del maestro di Leida, uno realizzato intorno al 1634 e l'altro di trent'anni posteriore: in essi Rembrandt ricerca impietosamente la verità psicologica, come avviene anche nel ritratto di Vecchio. Altri artisti rappresentati sono Jan Brueghel il Vecchio, Hercules Seghers, Jacob van Ruysdael, Rachel Ruysch.

La pittura del '700.
È il tema dell'ultimo ambiente della galleria (sala 45): gli italiani Crespi, Piazzetta, Giambattista Tiepolo, Canaletto, Guardi, Rosalba Carriera e Alessandro Longhi si affiancano ai francesi Nattier, Liotard, Chardin e allo spagnolo Goya.

Corridoio Vasariano
Tra le sale 25 e 34 si apre il passaggio per il "corridoio" edificato nel 1565 da Vasari per Cosimo de' Medici al fine di assicurare un collegamento privato, comodo e sicuro tra gli Uffizi e palazzo Pitti attraverso il ponte Vecchio. Vi si scoprono circa 700 opere: nel tratto all'interno degli Uffizi sono ospitati artisti caravaggeschi, e del '700 italiano e francese, mentre nella sezione sul ponte Vecchio inizia la celebre collezione di autoritratti.
Questa si apre con gli artisti italiani fino al '700 risaltano, tra gli altri, gli autoritratti di Giorgio Vasari, di Gian Lorenzo Bernini, di Annibale Carracci, prosegue con quelli stranieri Pieter Paul Rubens, Rembrandt, Diego Velàzquez e una copia antica di quello di Albrecht Dùrer e termina con quelli dell'800 e del '900.
Il vestibolo d'uscita, tra le sale 35 e 41, era in origine l'ingresso della galleria. Accoglie, tra altre pitture del '600, la Madonna della Neve di Guido Reni.

Donazione Contini Bonacossi.
Nel braccio destro del loggiato, con ingresso dal N. 6 di via Lambertesca, è messa in ordine l'eccezionale collezione raccolta agli inizi del '900 dai coniugi Contini Bonacossi. Oltre a mobili, maioliche e terrecotte robbiane, ci sono anche preziosi dipinti e sculture, come la Maestà coi Ss. Francesco e Domenico di Cimabue, la Madonna della Neve del Sassetta e il S. Girolamo di Giovanni Bellini.

Museo nazionale del Bargello
Sistemato nell'antico palazzo del capitano del Popolo rappresenta una grande raccolta di sculture e di oggetti d'arte.
Entrando dalla torre Volognana, la cui campana suona solo al passaggio dei secolo, si entra al grande cortile, tra i luoghi più famosi della Firenze medievale, accerchiato su tre lati da un portico con grandi archi su pilastri ottagonali; sul quarto lato, quello più antico, si appoggia la scala costruita da Neri di Fioravante.
Nel centro del cortile è collocato un bel pozzo ottagonale; le pareti recano gli stemmi di podestà e di giudici. Notevoli i marmi, comprendenti sei statue allegoriche di Bartolomeo Ammannati, l'Oceano del Giambologna, l'Allegoria di Fiesole dei Tribolo.

Michelangelo e la scultura del Cinquecento.
Michelangelo è la figura dominante della sala già detta dell'Armeria, cui si entra passando sotto la scala del cortile. Il tondo Pitti, opera in rilievo rimasta incompiuta, si accompagna al Bacco prima grande scultura dell'artista d'ispirazione classica, al David-Apollo.
Fanno contorno diverse opere d'ispirazione michelangiolesca eseguite dal Tribolo, dell'Ammannati e da Baccio Bandinelli.

Donatello e il quattrocento.
Al primo piano, nel loggiato che si apre in cima alla scala trecentesca, si trova un'importante serie di sculture del ‘500 raffiguranti animali realizzate in bronzo dal Giambologna per la grotta della villa Medicea di Castello. Quindi si apre lo splendido salone del Consiglio Generale, conseguito da Neri di Fioravante in occasione del sollevamento dell'edificio originario. È offerto alle opere di Donatello, tra le quali spicca il celebre S. Giorgio, dal tabernacolo di Orsanmichele accompagnato dai due David, quello giovanile in marmo e l'altro famoso in bronzo.
Altre opere di Donatello sono: il busto di Niccolò da Uzzano; il marzocco, cioè il leone che regge il giglio simbolo di Firenze.
Altri noti lavori accostano questo nucleo espositivo fondamentale: prime tra tutte le due importanti formelle del Sacrificio, considerate tra i primi esempi di scultura rinascimentale. Da segnalare poi, oltre ai lavori di Agostino di Duccio, di Michelozzo e di Luca della Robbia.

Arte minore.
Passando per la sala Islamica, conserva tappeti, stoffe, oggetti in bronzo e in avorio dì cultura araba, si arriva la sala Carrand, affrescata con stemmi del XIV secolo. Mantiene gli oggetti d'arte della collezione donata da un antiquario francese a Firenze nel 1888. Vicino si apre la cappella di S. Maria Maddalena, affrescata intorno al 1340 dalla bottega dì Giotto: sulla parete di fondo è un ciclo del Paradiso con in basso a destra il ritratto di Dante giovane. La successiva sala degli Avori espone 265 pezzi, datati tra il V e il XVII secolo, tra cui spicca il riccio di pastorale di Yves de Chortres.

Il secondo Quattrocento.
Saliti al secondo piano e attraversate la sala di Giovanni della Robbia e quella di Andrea della Robbia, si entra nella sala dei Bronzetti, che accoglie la più rilevante collezione italiana del genere: oltre ai due capolavori di Antonio Pollaiolo e di Benvenuto Cellini, sono esposte opere del Giambologna e del Riccio. Nella stessa sala, un camino di Benedetto da Rovezzano. Ritornando indietro si arriva alla sala del Verrocchio, dove esalta al centro il famoso David in bronzo, sempre del Verrocchio si notino la delicata Dama col mazzolino e il busto di Piero di Lorenzo de' Medici, al quale si accostano altri celebri busti di giovane guerriero opera del Pollaiolo, di Battista Sforza di Francesco Laurana e di Pietro Mellini di Benedetto da Maiano. Osservare anche le molteplici culture e rilievi di Mino da Fiesole e di Antonio Rossellino.

Foto di Firenze

Davide di Michelangelo (Firenze) Galleria degli Uffizi Campanile di Giotto Basilica di Santa Maria del Fiore Lungarno (Firenze) Palazzo Vecchio